

La figura di Mosè che si fa aiutare per tenere le braccia sollevate in preghiera mi spinge subito a fare la prima considerazione: ho bisogno del vostro sostegno.
E ne ho bisogno perché sono una persona debole e non ho vergogna di dirlo pubblicamente.
Dio mi ha fatto annunciatore della sua parola che è debole, disarmata e disarmante, che non usa persuasione umana, ma è parola della Croce.
Quella parola che non spegne neppure i mozziconi di candela, che non spezza la canna rotta, si fa portare da me, perché prima di tutto porta e sorregge me, sin dalla mia infanzia.
Il Verbo eterno di Dio fatto uomo ha condiviso la nostra condizione umana e ha sperimentato la morte di croce. È stato considerato un malfattore, è morto maledetto, abbandonato e solo.
Una parola debole e rifiutata perché si serve di mezzi poveri, i cristiani, e all’interno del popolo, i preti, che sono poveri anch’essi: tutto abbiamo ricevuto da Dio. Se abbiamo qualcosa, se siamo qualcosa, A LUI LO DOBBIAMO!!
Ecco perché la domenica, e oggi in questo giorno particolare per me, celebriamo l’eucaristia: è la nostra riconoscenza a Dio per l’infinità del dono del suo Figlio.
Nutrendoci di quel pane e di quel vino, altri due segni poverissimi, noi entriamo in comunione con Dio. È molto più che un dovere: è la fonte della vita, perciò Gesù invita tutti a nutrirsi: prendete e mangiatene tutti! Senza paura accostatevi a me! State uniti a me in questo sacramento che diventa il vostro corpo e il vostro sangue: abbiamo bisogno di mangiare questo cibo spirituale
Nel Nuovo Testamento la Chiesa è chiamata “corpo di Cristo”: noi siamo il corpo di Cristo, lui è la testa, è il cuore, è colui che vive e dà la vita a questo corpo. Abbiamo bisogno di sentire questo cuore battere, abbiamo bisogno di entrare nel suo pensiero, nella sua parola.
Noi non facciamo cerimonie, come una parata militare, che può essere bella, ma ci lascia come ci trova. O come una cena di beneficenza, dove si entra e si esce come quando si è entrati, anzi, con la pancia piena e il portafogli vuoto. O come una cena di capodanno…
No! Noi entriamo nella celebrazione eucaristica con tutta la nostra vita: è qui che portiamo il nostro bagaglio di sofferenze, di attese, di gioie; qui portiamo i nostri rapporti fraterni, le nostre relazioni talvolta difficili e burrascose. Qui riceviamo il perdono dei nostri peccati. Riportiamo noi stessi e la nostra vita alla sorgente di quell’evento che ha cambiato la storia e ancora può cambiare la nostra storia, perché qui noi siamo con il Figlio di Dio che si è donato per amore a noi davanti al Padre, siamo davanti all’infinita accoglienza del Padre per tutti i suoi figli, siamo dentro lo Spirito che versa goccia a goccia nel nostro cuore la capacità di essere creature nuove.
È questo continuo inserimento nella passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo che fa crescere il Regno di Dio dentro di noi e noi dentro il Regno di Dio.
Così il mio primo ed unico GRAZIE va a Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, perché anch’io sono figlio di Dio, amato e scelto da Lui come ciascuno di noi qui, per essere a immagine di Cristo.
La sua immagine è impressa nel nostro cuore, nel cuore di ogni uomo e donna, e così il regno di Dio cresce nel nostro cuore e sboccia in ogni persona che si rende disponibile: ecco un altro motivo di debolezza: il Regno di Gesù Cristo non è di questo mondo, non usa i mezzi dei potenti del mondo. Il regno agisce nei cuori, li apre alla conoscenza di Dio, li purifica dal male, li unisce a Dio, fa amare i fratelli.
È a causa di questo Regno che noi soffriamo e che abbiamo la forza di soffrire. Altrimenti non ne varrebbe la pena. Una vita che non fosse per Lui non sarebbe degna di essere vissuta. Invece, tutto possiamo in Lui, anche nei momenti di estrema sofferenza e debolezza, «quando sono debole è allora che sono forte»; persino di fronte ad una bara noi siamo chiamati ad adorare Colui che fa vivere ogni cosa. Perché noi crediamo che la morte non è l’ultima parola su di noi: l’ultima parola su di noi spetta a Dio, che protegge da ogni male, che conosce i nostri cuori, che ci vede per ciò che siamo realmente, senza maschere, senza titoli e senza etichette.
Siamo chiamati a credere e a testimoniare questo in un tempo di grande ipocrisia, di grande violenza, di grande sofferenza per tanti popoli, per tanti innocenti. Non possiamo dimenticare la Terra Santa, l’Iraq, le guerre dimenticate dell’Africa, ma anche i tanti che soffrono silenziosamente attorno a noi, la violenza in questa nostra Sardegna tanto amata e tanto ferita. Il Signore abbia misericordia per tutti e ci doni di cercare la Sua Giustizia prima di tutto, di essere affamati e assetati della Sua Giustizia.
La sofferenza altrui non può lasciarci indifferenti, ma io credo che Dio può e vuole far sorgere il bene da ogni cosa, e a Lui non è impossibile venire a capo delle situazioni complicate.
Lui voglio lodare per il dono della mia famiglia: da oggi sarò io a preparare per voi il nutrimento. Il pane e la parola di Dio, attraverso di me, arriveranno a voi, e sarete nutriti nello Spirito, e sarete uniti a Dio e uniti tra voi. Se c’è una cosa che sempre mi ha colpito è la vostra forza. L’infinita sofferenza che voi, Babbo e Mamma, e voi Lella, Checco e Sandro, doveste sopportare tanti anni fa non è stata vana. Io credo che anche Pietro ed Efisia oggi fanno festa in Cielo con noi e che nulla è perduto del loro amore per noi e del nostro amore per loro. Nulla va perduto quando c’è la carità, perché la carità non finisce mai, ma cammina anch’essa da un inizio all’altro, senza fine.
Grazie per avermi dato la vita, per avermi insegnato il lavoro assiduo, per avermi insegnato che si ricomincia sempre (domani è un altro giorno…), per il sostegno e la comprensione di questi anni. Grazie perché mi amate. Grazie per tutto.
Con voi voglio ringraziare anche mio cognato Paolo, le mia cognate Alessandra e Manuela, e i miei nipotini Sara, Claudio e Giorgia: il Signore vi ricolmi tutti della sua pace.
E così ricordo anche i miei nonni e le mie nonne, zia Ines, zio Peppe, Cristian Maureddu, Claudio Zucca.
Grazie ai miei parenti, zio Mario, Zia Mondina, Zia Licia, Zia Graziella, zio Elio, Zio Ignazio, zia Anna, Zia Giovanna, zia Tonina, cugini e cugine numerosissimi e tutte le vostre famiglie, che siete qui a festeggiare la mia ordinazione: conosco l’affetto che nutrite per me e che è ricambiato tutto. Grazie ai miei padrini di battesimo, Lorena e Renzo e a mio padrino di cresima, Efisio, e alle vostre carissime famiglie.
Grazie a lei, Eccellenza: per la stima e l’affetto sùbito dimostratomi e per questo dono che, attraverso lei, Dio ha fatto alla Chiesa e a me. D’ora in poi sono un suo collaboratore nell’annuncio del Vangelo. Io pregherò per lei, perché il suo ministero arricchisca la nostra diocesi di ogni grazia per crescere in Cristo, anche attraverso il mio servizio.
Con lei ringrazio anche mons. Antonino Orrù, che mi ha seguito in tutti questi anni fino all’ordinazione diaconale.
Grazie alla diocesi per la fiducia che mi ha dato mandandomi a Roma a continuare gli studi. Spero di meritarla ancora.
Grazie a lei, don Nico: io so che non ama affatto che si parli di lei, e non ama le incensazioni, ma c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare ed oggi io ho bisogno di ringraziare Dio per ciò che è stato e spero continui ad essere per me e per la parrocchia: un prete che ci insegna a cercare Dio, ad amare Gesù Cristo crocifisso e risorto, che ci insegna che l’amore di Cristo per noi previene e sorpassa ogni creatura. Grazie per la sua stima e il suo incoraggiamento di sempre, fin da ragazzino. Grazie per la passione per la Chiesa e per Dio, che sono per me esempio e stimolo alla santità. Il Signore le dia pace!
Grazie a don Sanneris che mi ha battezzato e mi ha fatto amare Gesù. Il Signore è oggi la sua ricompensa per il bene seminato nella nostra parrocchia.
Grazie don Franco: cosa dirti? Siamo confratelli… è un dono immenso che tu mi hai aiutato a scoprire. Continua a starmi vicino alla ricerca di quel volto che tutti cerchiamo e che ci guarda con amore.
In te ringrazio tutto il Seminario Regionale, don Efisio, gli animatori di questi anni, i padri spirituali, i compagni di cammino, le suore giuseppine (sr M. Celina e sr M. Letizia) e il personale: lì sono cresciuto in sapienza, età e grazia e non posso dimenticarlo.
Grazie a padre Lai (86 anni!): che mi segue da bambino e m’incoraggia: «nella sua vecchiaia darà ancora frutti», vede padre?
Grazie alla Facoltà Teologica della Sardegna perché mi ha fatto amare e cercare Dio. Grazie a don Mauro e a padre Giuseppe Ferraro per la fraterna amicizia, e a tutti i professori (padre Teani, padre Moschetti), gesuiti e non… Sant’Ignazio parlava spesso del “magis”, di quella misura grande di amore e di intelligenza che dobbiamo mettere a disposizione di Dio. Il Signore mi conceda di non lasciare nulla per me.
Saluto e ringrazio tutti i preti terralbesi, in particolar modo padre Graziano Ghiani, somasco, ultimo ordinato in questa chiesa, e don Ireneo Manca a cui esprimo tutta la mia vicinanza in questo momento, e sono sicuro, anche quella dei confratelli.
Grazie al rettore del Seminario Lombardo a Roma, don Tullio Citrini, per la sua accoglienza l’anno scorso ancora da accolito. Grazie perché mi sono sentito e mi sento in famiglia. E grazie a voi tutti che siete venuti fin qui per la mia ordinazione, in particolare a don Enrico, che divide con me più da vicino le fatiche e le gioie dello studio e dell’amicizia.
Grazie a don Elvio, signora Emilia, don Giovanni Cuccu, don Giuseppe Tilocca, don Stefano Pinna, don Antonio Fanni, p. Emanuele trappista alle Tre Fontane che mi guida a Roma: il Signore vi benedica tutti.
Grazie a tutti i preti (e diaconi) convenuti, ieri e oggi, diocesani e extradiocesani.
Grazie ai seminaristi che hanno curato il servizio liturgico e a tutti i seminaristi presenti, in particolare i nostri diocesani, Arnaldo(19 novembre), Stefano, Nicola presto diaconi, Massimo e Massimiliano: il Signore vi dia tanta forza oggi e sempre.
Grazie ai ministranti della parrocchia
Grazie a questa parrocchia di San Pietro, e a tutti i parrocchiani: in questa chiesa a me tanto cara sono stato battezzato, ho ricevuto la riconciliazione, l’eucaristia, la cresima, l’ordinazione diaconale e ieri vi sono diventato prete: qui io sono maturato anche grazie a voi, alle mie catechiste, come grazie a tutte le persone che ho incontrato fuori, nel lavoro estivo, nella scuola, nel divertimento.
Grazie per tutto ciò che avete fatto in questi due giorni, con la preparazione di mesi: il coro, Maestro Tullio e tutti i coristi, Maria Pia, la chiesa, la sacrestia, la festa in oratorio, i dolci, l’allestimento delle coperture…
Grazie per la preghiera silenziosa e forte di tanti malati e di voi tutti, che so essere quotidiana per me.
Voglio ricordare in particolar modo signorina Emma Atzori, che mi ha voluto tanto bene e che ha certamente festeggiato in unione con noi ieri e oggi.
A tutti, senza distinzioni, il mio grazie di cuore.
E grazie anche per il bellissimo dono che mi avete fatto: l’opera completa di sant’Agostino. Sono trenta volumi scritti da un santo che ha amato molto Dio e gli uomini. Il Signore mi conceda di trasmettervi la sua stessa passione!
Grazie alle suore della Misericordia, le nostre suore, di ieri e di oggi in questa comunità di Terralba: per la vostra stima e la vostra preghiera continua per me.
Grazie alle suore del Cenacolo, numerose ieri alla mia ordinazione.
Grazie a tutte le famiglie che in questi giorni hanno ospitato i miei confratelli di Roma: Deus si ddu paghit!
Grazie ai bambini e ai ragazzi del Grest di quest’estate, e alle animatrici. E ai ragazzi del campo vocazionale di quest’estate ad Arborea.
Ringrazio saluto e abbraccio tutti gli ammalati e sofferenti, gli amici di famiglia, i vicini di casa, le care persone che in ogni modo mi manifestano la loro vicinanza e amicizia, specialmente con la preghiera.
Grazie anche alle parrocchie di San Ciriaco e di Gesù Maestro e ai loro parroci don Egidio e don Bruno, per la stima e l’affetto.
Ringrazio l’amministrazione comunale e saluto in particolare il vicesindaco che ieri è stato male…
Grazie a tutte le comunità dove son stato in questi anni: S. Maria Maddalena in Morgongiori; S. Pio X in Guspini; il Centro Diocesano Vocazioni; le suore, gli ospiti e i volontari di Madre Teresa a Cagliari… Grazie a tutti gli amici di Morgongiori, di Guspini, di Villacidro, di Sardara, di Mogoro, di San Gavino, che ho conosciuto in tutti questi anni.
Grazie di cuore alla parrocchia di S. Eusebio a Roma (Francesca e Laura, e al parroco don Franco), dove dò una piccola mano d’aiuto la domenica. Anche lì mi sono sentito accolto come in famiglia.
Grazie agli amici conosciuti negli anni passati nell’esperienza dell’Unitalsi a Lourdes, con la sua responsabile diocesana, signora Biagina.
Grazie ai miei amici e amiche: se c’è un dono di cui ringrazio Dio è questo! Simone, Monica, Magnolia, Maria Rita, Marco Serra, Carla, Mario, Teresa, Annalisa, Melania, Maria Chiara, Federica, Paola, Tiziana, Claudia e Silvia Carta, Mauro e Gabriele, Daniela Còntini, Sonia, Mariano, Daniela e Rossella Casu, Luisa, Bina, Tiziana Atzori, che oggi splendente ci guarda dal Cielo, Alessio Deriu, Ambra, i giovani dell’oratorio, e tutte le vostre famiglie, i compagni e i professori del Liceo, la mia maestra Sandra Dessì: dietro ogni nome c’è un volto amato da Dio.
Grazie a tutti gli amici venuti da lontano e da vicino in questi giorni.
Grazie Davide carissimo: sai tutto!
Dice il libro della Genesi: Non è bene che l’uomo sia solo. Questo vale anche per i preti: non è bene che l’uomo sia solo, perché un uomo solo non ha chi lo rialzi quando cade: io benedico Dio per il dono di tutti voi, tutti compagni di viaggio nel cammino della vita. E benedico Dio perché Lui si fa continuamente nostro compagno come ad Emmaus.
La riconoscenza di stasera è il riconoscimento che Dio è stato la via del nostro incontrarci: voi siete venuti qui per me, ma in realtà tutti quanti ieri e oggi abbiamo incontrato Dio, che si è fermato ancora una volta in mezzo a noi con la Sua Parola, con il corpo e sangue di Gesù Cristo, nell’amore fraterno.
L’Emmanuele, Dio-con-noi, sta dalla nostra parte, Gesù è risorto dalla parte degli uomini, ha squarciato il Cielo aprendo per sempre la via al Padre, dandoci la sua vita piena, abbondante, eterna e santa.
Le misericordie del Signore non sono finite, perché Dio non rigetta mai: sia questa la nostra speranza!
Dio ha pietà degli uomini che spesso non sanno distinguere la mano destra dalla sinistra.
Il Dio che io conosco e vorrei far conoscere, posa lo sguardo su ciò che non è nulla per donare vita.
Dio attira a se ogni uomo e ogni donna: lasciamoci attirare da lui e andiamo dietro a lui. Nel silenzio e nel nascondimento dei discepoli del Signore, come Maria, la Madre di Dio, la pellegrina dello Spirito che tutto meditava nel suo cuore, in quella strada meravigliosa dove le sue orme restano invisibili, e tuttavia guidano gli uomini a Lui, fino a che non spunti l’alba del giorno che non tramonta e la stella del mattino sorga finalmente nei nostri cuori.
Ieri è iniziata per me una vita nuova: voglio cercare Te, Dio, in ogni cosa, voglio trovarti in ogni tempo e in ogni luogo, presso tutti gli uomini e in tutti i modi, secondo la Tua volontà. Con Te non ho paura, perché Tu sei con me e con tutti noi per salvarci.
Quest’anno io tornerò a Roma per seguire gli studi, ma sono legato da un intenso rapporto a questa diocesi, alla mia terra, al mio mare, a tutti voi, e tornerò presto.
Nei ricordìni dell’Ordinazione ho messo due immagini: una è il nostro Crocifisso nella sua cappella della Pietà, immagine a me carissima; l’altra è il volto di Gesù, un’icona del carissimo don Giuseppe Achkariàn, di fronte alla quale mi trovo spesso a pregare chiedendo a Gesù che mi mostri il suo volto.
Dietro ho messo una intuizione di San Gregorio di Nissa, dal suo commento al Cantico: «Chi sale verso Dio non si ferma mai, perché riprende d’inizi in inizi, verso inizi che non hanno mai fine».
È una sintesi bellissima della vita di ogni cristiano, chiamato a ricominciare, ogni giorno, ogni momento, chiamato a riscoprire ogni istante la grazia infinita di Dio.
E poi l’invocazione del Padre Nostro: Venga il tuo Regno! È anche l’invocazione che conclude il libro dell’Apocalisse: lo Spirito e la Chiesa dicono «Vieni Signore Gesù!». E Gesù risponde: «Sì, verrò presto!». Dobbiamo chiederglielo ogni giorno, dobbiamo continuare a far crescere il Regno in noi, per portarlo nel mondo, per essere lievito che fa crescere la pasta, sale che insaporisce, luce che illumina, speranza per i disperati, vicinanza per i lontani.
Il Signore ricolmi la vostra vita della sua Pace e vi faccia conoscere la grandezza della Sua carità, la bellezza della vostra vocazione, di ciascuno di voi alla santità; e doni pace a chi si trova nella tribolazione.